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Biografia

Antonio Ardenghi

penultimo di sette figli, nasce a Nembro in una famiglia semplice. Le umili origini e le difficili condizioni economiche lo porteranno a sperimentare già in giovanissima età le difficoltà del lavorare la terra, seguire le sue leggi e i suoi tempi lunghi e severi. Si sposterà, infatti, appena undicenne a Pavia per lavorare come contadino in una famiglia di agricoltori. Rientrerà nella cara Nembro e nell’affetto familiare solo due anni dopo e, successivamente ad una serie di lavoretti saltuari e grandi e piccole avventure, troverà lavoro in una ditta produttrice di laminati di alluminio per la quale lavorerà fino alla pensione. 

Nel maggio del 1963 sposerà Maria, la donna che lo accompagnerà per tutta la vita. Dal loro matrimonio nasceranno quattro figli: Giuseppe, Elisabetta, Monica e Paolo. Una famiglia semplice e felice che ha come punto fermo una coppia tanto eterogenea quanto solida. Dell'amore tra Antonio e Maria non si può che parlare al presente, vista la luce che ancora oggi brilla negli occhi di lei e la dolcissima emozione che trapela dalle sue parole ricordando il tempo insieme. Galeotti saranno una partita di calcio e un temporale improvviso che li vedrà stretti al riparo della pioggia. 

L'educazione che darà ai figli, attraverso azioni concrete e tangibili, si basa sul vero e profondo significato dell’amore e sul valore del sacrificio per ciò che si ama. Antonio è un padre severo e un lavoratore instancabile, tant’è che i ritmi di lavoro sostenuti da lui sembrano oggi inavvicinabili. Nonostante la grande fatica, di Antonio si ricorda però il sorriso, la voglia di fare e la gioia di vivere. La vita lo ha accolto in una delle sue vesti più difficili, di sacrificio e povertà, e proprio la sperimentazione delle difficoltà lo ha reso un uomo comprensivo e che mai giudicava l’altro. I suoi silenzi avevano significati profondi e le parole avevano per lui il valore e l’importanza che dovrebbero avere per tutti noi. Antonio si prenderà cura di chi gli è vicino con i fatti, come quando accompagnava la moglie Maria al lavatoio portando un pentolino di acqua calda per permetterle di scaldarsi le mani nelle sere più fredde. 

Antonio giocherà a calcio finché il fisico glielo permetterà, dal pallone fatto di stracci dell’infanzia fino al ruolo di titolare alla Nembrese. Soprannominato “la roccia” ha difeso la sua porta sempre con tenacia e passione. A quella del pallone si è aggiunta poi la passione per i fumetti di Tex Willer, di cui ancora oggi i figli conservano numerose copie.

La leva militare lo ha visto nel Corpo degli Alpini, e un Alpino rimarrà per tutta la vita dedicando il tempo libero agli altri e vivendo profondamente il senso di comunità. La sua dedizione al volontariato è stata così intensa che perdura ancora oggi grazie alla moglie, che anche così tiene viva la sua memoria.

Senso della famiglia, senso del dovere e senso della comunità: ecco in tre punti riassunto i valori che Antonio ha lasciato a tutti noi. Un uomo semplice che ha fatto della disponibilità verso il prossimo il suo punto fermo e che mai si permetteva di giudicare. Una comparsa che ha vissuto da protagonista e che ha fatto della sua vita un capolavoro di forza e amore.